in depth article googleBuongiorno a tutti, oggi parliamo di una funzionalità avanzata in SERP lanciata da Google nel 2013 ma recentemente tornata in auge perché soggetta a ipotetico bug: stiamo parlando della funzionalità “Articoli di approfondimento” o meglio conosciuta oltreoceano come “in-depth article”.

Brevemente, di cosa stiamo parlando: stiamo parlando di una funzionalità lanciata circa 3 anni fa grazie alla quale, Google fornisce in SERP una serie di risultati “particolari” e riferiti a contenuti di altissima qualità che algoritmicamente reputa “superiori”.

articoli approfondimento serp

Da sempre Google ha dichiarato la natura algoritmica della scelta di tali articoli puntualizzando tuttavia che tra questi possono apparire solo contenuti relativi a grandi temi e potenzialmente pubblicati da fonti autorevoli. Tuttavia è possibile favorire l’ingresso dei propri contenuti all’interno di queste sezioni.

Come rendere i propri articoli appetibili alla tecnologia “In Depth”.

Vale la pena fare un breve accenno lato ottimizzazione. Rendere i nostri contenuti appetibili alla funzionalità in depth non è impossibile – come abbiamo anticipato è di fondamentale importanza produrre contenuti di altissima qualità che possano ricevere un buon giudizio agli occhi del motore di ricerca. Chiaramente non basta.

Al contenuto vanno aggiunti dei segnali importanti per favorire il posizionamento nei risultati “di approfondimento”. Google conferma che in generale è in grado di riconoscere gli articoli di approfondimento tuttavia specificare attraverso attributi di markup specifici può favorire il riconoscimento delle sezioni (cosa che Google reputa “particolarmente utile”).

Google fa inoltre riferimento alla corretta paginazione dei contenuti (attraverso l’implementazione di elementi rel=next rel=prev) dando ad intendere che la forte presenza di contenuti paginati è un segnale chiaro della “portata” del contenuto.

Per maggiori approfondimenti vi rimandiamo alla guida ufficiale.

Ritornando alla notizia, pare che Google abbia ristabilito la corretta esecuzione di questa funzionalità all’interno delle SERP recentemente compromessa da un bug che ne pregiudicava la visibilità. A segnalare l’anomalia per primo è stato Pete Meyers di Moz che ha condiviso la SERP Feature History di MozCast facendo notare l’anomalia e la sua recente risoluzione.

serp mozcast

Peter stesso ha poi chiesto a Google ragguagli che non ha tuttavia mai ricevuto anche dopo la ripresa di oggi. Vi terremo aggiornati.

A presto.