tempo-permanenza-visitaMolti SEO hanno discusso a lungo su questo quesito, qualche volta, si narra, si è finiti addirittura alle mani (joke): Google utilizza il valore del tempo di permanenza come un reale fattore di ranking? La risposta ufficiale non è mai arrivata, tuttavia in questa seconda settimana di agosto è giunta voce di un recente brevetto (4 Agosto) concesso a Google che riguarda proprio l’analisi e l’influenza del tempo di permanenza nell’inclusione di alcuni risultati di ricerca.

Il tempo di permanenza e la durata di sessione media

In Google Analytics quando visualizziamo la prima schermata relativa alla panoramica del pubblico, tra le varie metriche notiamo oltre a: Sessioni, Utenti e Visualizzazioni di pagina anche “Durata sessione media” o Frequenza di rimbalzo . Questi ultimi due sono indicatori molto diversi ma correlati in alcuni casi. Un caso specifico è quello di Neil Patel che su Search Engine Journal nel 2014 mise i due valori in relazione e ricavò una terza metrica il “Dwell Time” (Tempo di sosta) calcolata partendo da: Durata della sessione, Frequenza di Rimbalzo, CTR.

Ritornando al valore che più ci interessa oggi in relazione alla news, possiamo confermare che la durata media di sessione è un chiaro indicatore del coinvolgimento degli utenti sulle proprie pagine ma anche il tempo di permanenza medio su una pagina.

durata sessione media

E’ bene fare una distinzione tra tempo di permanenza in pagina e durata media della sessione. La durata media di sessione viene calcolata “as last hit time” (la prima volta) ed è calcolata sommando la durata delle sessioni, dividendola per il numero delle sessioni stesse. In una sessione vengono visitate anche più pagine. Il tempo di permanenza medio sulla pagina funziona allo stesso modo, tuttavia, i rimbalzi sono esclusi dal calcolo ed il calcolo è su una singola pagina.

Tempo di permanenza diventa un fattore di ranking?

A questa domanda non possiamo dare una risposta ma ritornando all’apertura dell’articolo grazie a Bill Slawski, che su SEO by the Sea ha parlato di questo nuovo brevetto, probabilmente la risposta è si. Il brevetto che esplicitamente si riferisce solo ed esclusivamente ai contenuti video, lascia immaginare che il tutto possa essere riferito anche a contenuti testuali o grafici; il brevetto infatti descrive come il punteggio può essere assegnato ai contenuti in base al tempo trascorso dagli utenti su di esso. Ecco un estratto:

“In generale il sistema aumenta il punteggio per un risultato di ricerca, se gli utenti storicamente (e quindi con continuità) tendono a guardare la risorsa per lunghi periodi di tempo. Allo stesso modo, minor tempo di permanenza degli utenti sul contenuto, può abbassare il punteggio dato al contenuto.

Se diamo uno sguardo al supporto Google per gli utenti di YouTube a questo link e “traduciamo” i punti in “linguaggio SEO”, potremmo trovare delle attinenze interessanti.

Ecco i consigli di Google per aumentare l’interesse dell’utente e quindi il tempo di permanenza su un video di YouTube:

  • Attirare gli spettatori (con le miniature) – lato SEO possiamo dire attirare tramite Title HTML e Meta Description? Si.
  • Intrattenere gli utenti – lato SEO intrattenere l’utente vuol dire sviluppare un contenuto di qualità, corposo e ricco di informazioni utili? Si!
  • Organizzare un programma di rilascio regolare – lato SEO questo potrebbe essere tradotto con “contenuti freschi” o “pubblicazione regolare”? Ancora Si.

Voi che ne dite?

Buone cose.